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Con l’affermazione della tecnologia a livello mondiale, stiamo assistendo a una vera e propria trasformazione all’interno delle scuole, dove alcune rivoluzioni possono essere considerate sicuramente più utili di altre.

Un fenomeno che è stato, però, per anni trascurato dalle università italiane è quello che riguarda i Moocs, ovvero i corsi online: lezioni che possono essere seguite dagli studenti anche a casa, tutto grazie a un computer e una connessione a internet. Si tratta di cose che, al giorno d’oggi, è impossibile non avere e allora perché ci è voluto tanto prima di inaugurare i primi corsi online anche per le università italiane?

 

Il 21 aprile sono stati resi pubblici i primi Moocs del Consorzio Eduopen, un sito dedicato a 14 atenei, tra i quali quelli appartenenti a Reggio Emilia, Venezia, Milano-Bicocca, Parma, Bari, Bolzano, Ferrara, Genova, Catania e Ancona. Grazie a questa iniziativa sarà possibile seguire dei corsi online a distanza altamente qualificati e, soprattutto, gratuiti.

 

È questo il punto cruciale della vicenda e il motivo che ha impedito, fino ad oggi, la messa in atto di simili soluzioni a disposizione di tutti gli studenti universitari italiani. Infatti, a interrompere l’evoluzione e l’affermazione dei Moocs delle università pubbliche sono state le concorrenti private, mettendo a disposizione i loro corsi online a pagamento.

 

Ciò ha impedito per anni, all’istruzione italiana universitaria, di usufruire dei mezzi tecnologici per farsi conoscere, a differenza di quelle mondiali, con al primo posto le statunitensi, che pubblicizzano corsi online da tempi immemori.

 

Ma, grazie al consorzio Eduopen e alla partecipazione del MIUR e del Cineca, tutto questo è diventato realtà anche per il nostro Paese.
Il futuro dell’educazione, secondo molti, passa proprio per internet, in fondo è una cosa normale considerando che oggi la rete ci permette di fare sempre più cose. Un’evoluzione a cui scuola, studenti e stato dovranno adeguarsi.

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