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Negli ultimi anni sono cambiate molte cose in Italia, a partire dalla crisi economica che ha preso possesso dell’intero paese. Forse questa è una delle cause dell’improvvisa diminuzione di iscrizioni universitarie da parte degli italiani. Sembra, infatti, che, negli ultimi 10 anni, queste si siano ridotte drasticamente del 20%, con un totale di nuovi iscritti che hanno raggiunto i meno 260.000.

Insomma, i numeri parlano chiaro e l’Italia è stata identificata come all’ultimo posto tra gli stati europei per numero di studenti che hanno conseguito una laurea tra i 30 e i 34 anni.

 

Come sempre, il fenomeno ha delle notevoli variazioni tra Nord e Sud. Il Meridione si vede, infatti, con il minor numero di studenti, appena usciti dalle superiori, che decidono di proseguire gli studi o di quelli già maturi che decidono di riprenderli iscrivendosi all’università.

 

Anche il Settentrione ha visto, però, un considerevole calo nell’ultimo periodo, dove si è sempre più ridotto il numero di diplomati che decide di proseguire gli studi. Sembrerebbe, quindi che, nonostante il Centro-Nord sia sempre stato il territorio con una maggiore scolarizzazione, stia subendo un calo.

 

Un’altra differenza in confronto agli altri paesi è che sempre meno ragazzi che hanno superato i 22 anni decidono di andare all’università. A oggi si è arrivati a quota 14.000, contro i 60.000 circa del 2005. Stiamo pertanto affrontando un vero e proprio fenomeno di disinvestimento sull’istruzione, che, se continua così, potrà solo andare peggiorando.

 

Il motivo alla base potrebbe essere attribuito agli scarsi finanziamenti del paese o a una resa dei giovani nei confronti del poco lavoro. Effettivamente, che prospettive può dare l’idea di studiare per 3 o 5 anni almeno e vedersi poi senza lavoro? Perché far spendere soldi a mamma e papà per non trovare poi un lavoro che possa andar bene e soddisfare?

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